Ha questa Città molte nobili e spatiose Contrade irrigate quasi tutte da qualche rivolo... con diversi Palaggi e Casamenti, che le spalleggiano di fabrica per lo più rinnovata: benchè ve ne siano ancora di antiche e questi adorni curiosamente di Pitture, o historiche, o simboliche, o favolose... Il suolo della Città è lastricato di selci, che lo rendono proprio al camminare, senza ne polvere, ne fango, e li tanti rivi servono per tener monda la città da ogni lordura...".                                      

                                                                                                  Michelangelo Mariani (1673)

LE CONTRADE DELLA CITTA' DI TRENTO


(Si tiene a precisare che alcune delle attuali vie della città sono state incorporate nella Contrada originaria per motivi puramente di aggregazione. Ogni Contrada è un'Assocazione ed è stata registrata nel 1999).

 

CONTRADA LARGA

Vie: Belenzani – delle Orne - Galleria Tirrena – Piazza del Duomo
Patrono: Vergine Annunziata - 25 marzo
 
E’ una delle strade più belle e policrome della città, contornata da armoniosi palazzi del Rinascimento italiano e da leggiadre facciate barocche.
La Contrada, nel Medioevo, era contornata da torri e da fortilizi, ed era stretta e sinuosa.
Pare che si chiamasse, secondo una specie di regolamento artigiano, Contrada degli Scutai; comunque nel 1367 era detta Contrada della Piazza e nel secolo successivo Contrada dei Belenzani, dalla nota famiglia che vi abitava.
Ma Bernardo Clesio la fece “adrizzar e salezar“.
Abbattuti i portici di legno e le torri che la restringevano, la strada fu chiamata Larga o anche Contrada della Piazza comune. Era attraversata da una roggia coperta con tavolati da potersi levare in vari punti.
Sui suoi fronti si insediarono – con le consuete operazioni di accorpamento di lotti contigui – in una cortina sempre più ininterrotta, e già a partire dal tardo Quattrocento, numerosi palazzi nobiliari, fra i più prestigiosi della città, che si arricchiscono di sfarzose facciate affrescate. Scarsa rimane, invece, e rimarrà fino ad oggi, l’incidenza della via Belenzani nella vita quotidiana della cittadinanza, poiché resterà sempre sostanzialmente priva dell’animazione apportata dal passeggio e dalle attività commerciali.
Nel 1673 il Mariani la descrive infatti come segue:
“Contrada Larga si rende in realtà la più spatiosa di tutte, posta in dirittura anche di sito, e i prospetto nobile, havendo Palaggi, e Casamenti continui, che la spalleggiano; ma vi manca il più bello, ch’è il Passo. In occasione però di Prencipi ci si fa cavalcata, e vi si drizzano Archi Trionfali”.
Via Larga subisce poi un secondo processo di rinnovo e di ulteriore arricchimento nel Settecento.
 
 

 CONTRADA SAN BENEDETTO

Vie: Oss Mazzurana – Piazza Pasi - Piazza C. Battisti – Diaz - Passaggio San Benedetto - Malpaga
Patrono: San Benedetto – 11 luglio
 
E’ molto bella e conserva il suo nobile volto antico.
Il nucleo più vitale della città fin dal medioevo, ma ancor più dal Rinascimento in poi, si localizza nella strada che collega il Duomo con Contrada Longa.
Prese nome già nel secolo XIII dalla Chiesa di San Benedetto che vi sorgeva ed ora scomparsa.
Parte di essa, nel Settecento, si chiamò Contrada della Morte; dalla demolita chiesa della Confraternita della Buona Morte, e poi Contrada del Teatro.
Qui, come in Contrada Longa, si concentravano le dimore prestigiose di importanti famiglie trentine e, oltre a ciò, vi fervevano la vita sociale, il passeggio e le attività commerciali.
Si apprezzano Palazzo Baldovini, Palazzo Sardagna e Palazzo Tabarelli de Fatis di Terlago di cui il Mariani notò che, per la sua facciata esteriore, "và così altiero, che mostra haver voluto cozzar in fortezza e in maestà co'’ Castel del Principe ” casa Mirana, che al tempo del Concilio ospitò Alvaros de la Quadra, Vescovo di Venosa, Palazzo Cazuffi ed altri.
Molte altre personalità presenti al Concilio vi alloggiarono, fra le quali il Vescovo di Piacenza, gli Arcivescovi di Corinto e di Granada. 

 

 CONTRADA degli OREVESI

Via S. Pietro – Piazzetta Anfiteatro – Vicolo degli Orbi
Patrono: San Pietro - 29 giugno
 
Così descrive il Mariani ( 1637 ) la Contrada degli orefici:
“ Tra le Contrade di Trento è notabile, per qualità di Sito, Passo e Commercio non senza particolar civilità, e conversazione; e, essendo, come nel cuore di Città in aria libera e allegra, vedesi quasi la più popolata. Da una parte, rispetto al Sito, che ha troppo elevato, non vi scorre il Rivolo, come nell’altre Contrade: ma un pozzo vi si trova pubblico d’acqua tenuto la migliore; e perciò tra gli altri il Favorito, massime d’Està; non ostante, che l’acqua in Trento è poco in gratia”.
Via S. Pietro, Contrada antica, dall’andamento irregolare secondo l’edilizia medioevale. Essa forma un leggero “dorso d’asino”, forse dovuto alle macerie del borgo romano - medievale. Fino ai primi anni del XIII secolo, questa parte della città si trovava fuori dalla cinta urbica fortificata e si chiamava, dall' antica chiesa, “Borgo di S. Pietro” (1193). Quando fu inclusa nella cerchia duecentesca fu chiamata Contrada di San Pietro e in seguito anche Contrada degli Orevesi (orefici).
La chiesa di S .Anna. La chiesa è menzionata a partire dal 1505, ma è d’impianto medievale. Nel 1579 è detta “ cappella di S. Anna nel cimitero di S. Pietro” ed è ricordata la “cappella sotterranea delle S.S. Anime”. Vi avevano sede le confraternite “del Suffragio” e “ dei Sarti”.
Un ospedale , detto tedesco od alemanno era gestito dalla confraternita di laici tedeschi “dei Zappatori".
Michelangelo Mariani attesta (1673) che nell’atrio, sul quale si apriva anche la cappella, erano dipinti trentotto stemmi di comandanti delle colonne trentino-tirolesi che il 10 agosto 1487 sconfissero a Calliano l’esercito veneziano comandato da Roberto da Sanseverino.
Fu scoperto un tratto di gradinata semicircolare di tre scalini in pietra rossa di Trento, ritenuto resto dell’anfiteatro romano, del quale se ne è potuta ricostruire con una certa esattezza la pianta, almeno dell’arena. Essa formava una ellisse di circa sessantasei metri in asse maggiore e di trentasei di asse minore. Robusti muri delimitavano l’arena alla quale si accedeva attraverso cunicoli. Un sotterraneo la attraversava, mentre un ingegnoso sistema di pozzetti a dispersione eliminava l’acqua piovana. Si calcola che l’anfiteatro di Trento, che si estendeva fra la vie degli Orbi, S.Maddalena, Vicolo S.Pietro e la piazzetta, potesse contenere dagli otto ai dieci mila spettatori. Fu costruito probabilmente (vedi anche le monete di Probo e di Costantino rinvenute) ai tempi in cui Trento era divenuta una specie di “comando tappa” per le legioni dirette al Danubio.  

 

CONTRADA del MACELLO VECCHIO 

Vie: Mantova – Largo Carducci - del Simonino - Galileo Galilei (parte inferiore)
Patrono: San Simone - 18 febbraio

 
Era detta Contrada del Macello vecchio, perché il macello più antico della città, definito dallo storico Mariani “ luogo non men comodo che capace”, si trovava proprio in quel gruppo di case che fanno cantone tra l’antica contrada e la piazza del Macello Vecchio, all’inizio dell’attuale via Mantova.
Il nome di Contrada del Macello Vecchio appare sin dall’anno 1367, trasformato spesso in Contrada delle Beccherie Grandi per via di tutta una serie di beccherie che sorsero nei secoli successivi lungo tutta la Contrada.
Da un documento dell’Archivio Consolare di Trento risulta che in soli tre mesi, nell’inverno dell’anno 1636 “ si ammazzarono 83 bovi nella parte sopra del Macello tenuta da Battista Giordani e compagni e 110 nella parte bassa, tenuta da Giovanni Battista Prez da Lavis, senza contare gli animali minori ”.
All’epoca del Concilio vi abitava Francesco Bandino Piccolomini, Arcivescovo di Siena, il Vescovo di Lucera, l’ambasciatore del Re di Francia, il Vescovo di Nicastro, poi diventato Papa Innocenzo IX, il Vescovo di Sebenicco e suo fratello, conte di Belgrado. Un braccio della Roggia Grande l’attraversava
.

 

CONTRADA TODESCA 

Vie: del Suffragio – San Marco - Piazza della Mostra
Patrono: San Marco - 25 aprile
Capitano: Sara Mazzini

 
Via del Suffragio, pittoresca contrada irregolare e piacevole, fiancheggiata da case ornate di veroni, di bifore, di ampi portali e di larghe gronde, da una distensiva frequenza di portici che maggiormente ne sottolineano l’aspetto scenografico, rimane una parlante testimonianza della vecchia Trento. La via è sorta sulla strada di Geremia ed era l’ingresso della città dalla parte della porta di San Martino.
La strada romana, accertata nel suo sottosuolo, s’incrociava con il decumano massimo al Cantone.
Nel 1200 veniva chiamata Contrada dei Cappellari, perché esistevano in quella strada alcune botteghe artigiane specializzate per la confezione dei cappelli. Più tardi, nel 1500, assunse il nome di Contrada delle Osterie Grandi, ma solo per un breve periodo di tempo, perché venne chiamata Contrada delle Osterie Tedesche ed infine Contrada Todesca (perché vi abitavano in maggioranza tedeschi; osti, lettighieri, guidatori di carrozze e di convogli, artigiani).
Di questa Contrada il Mariani ci offre una suggestiva descrizione:
“ Contrada Todesca, così detta dal soggiorno, che vi fan per lo più quei della Nazione; e del Passaggio, che vi sta per quella banda. Dopo alcuni Portici di Mercanti, e Botteghe d’Artisti si trovano in fila le Hosterie Tedesche, e Alloggi pubblici frequentati da’ stranieri, che passano d’ogni tempo, pendendo masime le quattro Fiere annue di olgiano; che vi causa come un profluvio di Carri, Cocchi, Convogli, e Gente nuova”.
“ E’ antica di molto questa Contrada, e si tien essere la prima piantata sul passo del Fiume Adige, e al calor della Torre di mal Consiglio. Non vi mancano però Fabriche rinnovate con varii Poggi coperti, e in fuori rilevati all’uso Tedesco, che chiamansi Cor fenster, e servono nonmeno, per far visita, che per veder senza esser veduto, stando come sono, guerniti di cristalli commodamente”.
La Compagnia di Santa Maria del Suffragio, o della Buona Morte acquistò nel 1726 una vecchia casa per erigervi una nuova chiesa, chiamata appunto Santa Maria del Suffragio.
Era contrada molto affollata e vi abitarono, oltre agli ambasciatori dell’Imperatore, quelli del Duca di Toscana, Girolamo Gaddi e Giovanni Strozzi, gli oratori della Repubblica veneta, Nicolò da Ponte e Matteo Dandolo, il vescovo di Coimbra Giovanni Suarez e altri.

 

 CONTRADA S. MARIA MADDALENA

Vie: S.M.Maddalena – Livio Marchetti - Dietro Le Mura B - F.Ferruccio – Vicolo S.Maria Maddalena
Patrono: Santa Maria Maddalena - 22 luglio
 
Si sviluppa ad est, lungo le cortine della cinta urbica che, dalla Torre di Porta dell’Aquila, alla quale si saldavano, proseguono verso mezzogiorno (ora inserite nelle case)
Si tratta di uno dei settori dl centro storico che, purtroppo, gli eventi hanno vistosamente modificato sotto il profilo urbanistico.
Scomparsi sono, infatti, la Chiesa di Santa Maria Maddalena, di struttura tardo gotica, da cui prese il nome; il cimitero, il complesso monastico dei Somaschi – chierici regolari di S. Girolamo Emiliani dediti all’educazione dei poveri e dei giovani, ed un ospedale annesso.
E così dicasi della piazza-sagrato davanti alla Chiesa, formata dall’incrocio di più strade.
Vi si apprezza il cinquecentesco palazzo Wolkenstein, Casa Kollowitsch con il suo portale neobarocco, Casa Lisimberti, Paolazzi e Bergmann; Palazzo Consolati ed una facciata di Palazzo Firmian, residenza urbana dei Signori di Castel Gottardo e di Castel Mechel.
Da Porta dell’Aquila si usciva verso la Valsugana ed il Veneto.    

 

 CONTRADA S. MARIA

Vie: Cavour – Piazza Santa Maria Maggiore - Prepositura - delle Orfane - T.Vanga - Zanella – P.zza Lainez - Pozzo
Patrono: SS. Nome di Maria – 12 settembre

 
La Contrada collega l’antica parrocchiale di Santa Maria con il Duomo.
Nata come fulcro principale della città nell’alto medioevo, ha via via ceduto alle contrade più centrali la propria posizione di preminenza nella città murata.
Nel ‘500 il polo ecclesiastico di Santa Maria Maggiore è stato ricostruito dal Clesio, che la disegnò come una delle sedi delle sedute conciliari.
Al suo interno operava la “Confraternita dei Battuti”, per la cura degli ammalati ed esisteva l’orfanotrofio cittadino.
Conserva tuttora tracce evidenti dell’assetto fortificato, come alti muri di recinzione in pietra, la Torre della Tromba, la severa Torre dei Vanga, detta “ Tor Rossa ” per il rosso dei suoi mattoni, e numerosi lacerti di opere fortificate, fra le quali Porta Santa Margherita che assieme a Porta dell’Aquila (in Contrada Santa Maria Maddalena) sono le uniche due rimaste fino ai giorni nostri. Vi si apprezzano Casa Cesarini-Sforza, Casa della Prepositura e Casa Geremia con lapide ricordante il viaggio dalla Germania a Venezia di San Francesco Saverio con otto confratelli, fra i quali Diego J.Laynez, uno dei massimi teologi del Concilio. Porta San Lorenzo apriva la via verso il Garda, le Giudicarie ed il bresciano.

 

BORGO ANTICO S.MARTINO

Vie: S. Martino – Torre d’Augusto - Largo N. Sauro – Malvasia - Manzoni - Piazza R. Sanzio.
Patrono : San Martino - 11 novembre

 
La porta urbica della città si apriva sul borgo, uno dei più pittoreschi ed antichi, per il quale passava la grande, frequentatissima via della Germania.
Era stretto fra l’Adige e le rupi della Cervara (sas del Bon ) ed era difeso, verso nord, da un antemurale e dal fossato della Malvasia.
La porta era difesa dalla Torre Verde, alla quale andava a saldarsi la cortina murale.
In corrispondenza della torre il fiume disegnava un’ansa.
Il borgo era abitato da carradori, bettolieri e zatterieri che usavano un gergo furbesco e che erano stretti nella Società dei Barcaioli (XII).
Numerose erano le osterie e molto presto vi sorse anche un’ ospedale - ospizio per un certo periodo tenuto dai Benedettini (XII sec.).
Annessa all’ospizio c’era la Chiesa di San Martino, ricordata nel 1197 nella controversia fra il Capitolo ed il Vescovo.
Rinomata era anche la fiera di San Martino, che durava diversi giorni frammezzata a feste e manifestazioni, alle quali, nel 1137 parteciparono l’Imperatore Lotario ed il suo seguito, reduci dalla spedizione contro Ruggero II il Normanno, Re di Sicilia.
Nel ‘600 c’era una fonderia di campane, dal XIII secolo una fabbrica di laterizi e nel XVII secolo una fabbrica di vetri e maioliche.
Se per eventi bellici la chiesa fu ricostruita altrove, e se la porta fu abbattuta, ( lasciando solo breve tratto di muro ed una spalla, dal bel parato lapideo), la torre invece è tuttora un potente edificio semicircolare con cuspide gotica, embricata a gattesche, di colore verde e decorazioni policrome. 
 

 

La sedicesima edizione del Palio delle Contrade Città di Trento in programma il 1/2/3 settembre 2017, non potrà essere effettuata a causa di insufficienti finanziamenti. Ci dispiace molto. Speriamo di poterla effettuare il prossimo anno.

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